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Gli enigmatici megaliti del Nord America

Tipologia: 
Archeologia
15 aprile 2018
Il Nord America è ricco di strutture megalitiche, ma gli americani hanno a lungo faticato ad ammettere che gli “indiani” fossero in grado di esprimere forme culturali avanzate. L’America settentrionale è un continente archeologicamente “maledetto”, dal momento che le vestigia del passato sono state analizzate scientificamente solo in epoche recenti
Cosa si nasconde sul fondale del lago Michigan?
Cosa si nasconde sul fondale del lago Michigan?

Il Nord America è ricco di strutture megalitiche, in particolare gli Stati Uniti, dove compaiono tutte le principali tipologie: menhir, cromlech (circoli di pietre) e dolmen. Il Canada invece si caratterizza per i dolmen, mentre tra gli Inuit delle regioni artiche sono diffusi monumenti antropomorfi chiamati inuksuit. I megaliti americani pongono un’ampia serie di problematiche: i costruttori spesso sono ignoti o solo supposti, così la data della loro realizzazione.


La diffusione mondiale dei menhir

La diffusione mondiale dei circoli di pietre

La diffusione mondiale dei dolmen

L’America settentrionale è un continente archeologicamente “maledetto”, dal momento che le vestigia del passato sono state analizzate con occhio scientifico solo in epoche estremamente recenti, quindi molti reperti sono andati persi senza essere classificati, le aree di interesse sono state corrotte da nuove occupazioni, le testimonianze popolari dei nativi sono state fraintese. Tanto per fare un esempio, in passato si riteneva che queste costruzioni in pietra risalissero ai primissimi coloni.


Mistery Hill, nel New Hampshire, la Stonehenge d’America

Oggi l’origine indigena dei megaliti nordamericani non è più in discussione. Le datazioni al radiocarbonio di Mistery Hill, nel New Hampshire, nota anche come la Stonehenge d’America, sono comprese tra il 2000 e il 173 a.C., ma in generale si sa ancora poco. Un sito sorprendente come il circolo di pietre allineato con il cielo di Burnt Hill, nel Massachusetts, per esempio, non ha una vera attribuzione o una datazione certa. A lungo si è pensato che fosse stato addirittura realizzato dagli agricoltori nel Diciannovesimo secolo. Gli americani hanno impiegato tempi biblici prima di ammettere che gli “indiani” fossero in grado di esprimere forme culturali avanzate.


Dolmen in North Salem, NY State

Naturalmente, anche per il megalitismo americano si pone un classico dilemma: queste strutture sono presenti in tutto il mondo, ci si chiede dunque se le diverse culture che le hanno realizzate siano arrivate alle medesime conclusioni per un processo che possiamo definire junghiano, nel senso che il cervello umano funziona sempre nello stesso modo e quindi gli uomini di qualsiasi epoca o latitudine alla fine giungono agli stessi risultati, oppure dobbiamo immaginare che si tratti di una forma di spiritualità ancestrale che si è diffusa in ogni angolo del globo attraverso migrazioni, esplorazioni e invasioni? In genere, storici e archeologi prediligono le convergenze junghiane, ma va considerato, per fare un esempio, che le chiese cristiane presenti in Occidente e quelle erette negli altri continenti sono il frutto di una cultura spirituale partita da un preciso epicentro, gli studiosi del futuro cadrebbero in errore se deducessero che si tratta di culti autonomi, benché manifestati attraverso analoghe simbologie.


Il circolo di pietre di Burnt Hill nel Massachusetts

Anche i megaliti sparsi per il pianeta, in effetti, esprimono un identico culto naturalistico e celeste, peraltro adottando forme architettoniche quasi identiche. È quindi lecito considerarli indipendenti gli uni dagli altri? Certo, si potrebbe rimandare tutto all’unità culturale precedente la grande frammentazione del Sapiens, ma in questo caso si dovrebbe risalire a epoche veramente arcaiche, senza la possibilità di riscontri concreti. Per quanto riguarda periodi più recenti, mancano sufficienti testimonianze archeologiche in grado di provare contatti preistorici tra popolazioni lontane. Vale comunque la pena considerare l’ipotesi che l’umanità si spostasse con più frequenza e facilità di quanto ritenuto sino a oggi.


Gli inuksuit realizzati dagli Inuit

Per il caso nordamericano, si può pensare a una cultura che fonda le sue radici nel tardo Paleolitico superiore o nel Neolitico, quindi strettamente connessa all’occupazione del continente da parte dei nativi. L’intrigo non è comunque facilmente snodabile dal momento che le migrazioni via Bering dei cosiddetti amerindi si sono susseguite a ondate per migliaia e migliaia di anni. C’è anche l’ipotesi di un arrivo dall’Asia lungo un percorso costiero e non solo attraverso i territori interni dell’Alaska. Peraltro, sono stati ritrovati crani fossili che da un punto di vista antropometrico richiamano le popolazioni dell’area circumpacifica, come gli Ainu del Giappone e i polinesiani. E ci sono anche testimonianze precolombiane, molte delle quali ancora tutte da approfondire, che lasciano supporre sporadici insediamenti o semplici perlustrazioni in epoche preistoriche ben più recenti.


Pietre trovate sul fondale del lago Michigan vicino all’isola di Beaver

Chi ha importato i megaliti e quando resta dunque un mistero (salvo tornare a Jung). In Nord America la lavorazione delle grandi pietre non evidenzia l’uso di strumenti metallici, i nativi di questi territori non conoscevano la metallurgia (diffusa invece in Sud America e almeno per quanto riguarda l’oro in Mesoamerica). Avevano tuttavia una cultura sofisticata. La maggioranza delle testimonianze megalitiche americane è dislocata sul versante atlantico, a partire dalla Nuova Scozia in Canada con una concentrazione nel nord est statunitense, Vermont, New Hampshire, New York State, Massachusetts e poi ancora l’area dei grandi laghi. Sul fondale del lago Michigan sono state segnalate strutture che richiamano un circolo di pietre, il sito quindi era già occupato prima che la deglaciazione da cui si è originato il bacino si compisse per intero, circa 4000 anni fa. E nei pressi dell’isola di Beaver sono state rinvenute alcune enormi pietre incise, su una di queste compare il profilo di un mammut (gli ultimi si sono estinti proprio 4000 anni fa).


Evergreen Dolmen (Giant’s Playground) nel Montana

Evidentemente questa cultura è molto antica. Ma le tracce emergono anche più a sud e a ovest. Vale la pena menzionare il misterioso sito di Giant’s Playground nel Montana, caratterizzato da un’estetica dal profilo estremamente arcaico, che sfrutta sapientemente le forme naturali della roccia. Da non dimenticare, tra i misteri archeologici americani, la cultura dei tumuli, chiamati mound, diffusi soprattutto in Ohio, Mississippi e West Virginia, che risale almeno al 1000 a.C.(la montagna sacra è uno dei gradi simboli delle culture preistoriche di tutto il mondo), in pratica si tratta di colline artificiali molto simili a Silbury Hill in Inghilterra (2400-2300 a.C.). Un’ulteriore testimonianza della notevole capacità dei nativi di erigere strutture imponenti e dell’antichità della loro cultura.

Gli straordinari mound americani

Giorgio Giordano

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