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Australopitechi e scimme compagni di letto

Tipologia: 
Evoluzione
19 marzo 2017
Australopitechi e scimmie derivano da un antenato comune, ma a partire dall'inizio della divergenza sono rimasti compagni di letto per circa un milione di anni, continuando a concepire una prole ibrida e rallentando la separazione definitiva. Questo spiega anche perché alcune parti del genoma umano sono più antiche di altre
Gli antenati di uomini e scimmie amanti per un milione di anni
Gli antenati di uomini e scimmie amanti per un milione di anni

Una ricerca del 2006 di David Reich ha rivelato che gli antenati di uomini e scimpanzé si accoppiarono per un periodo lunghissimo, consentendo la continuazione del flusso genico tra le due specie emergenti e rallentando il formarsi di barriere in grado di impedire l'ibridazione, quindi la separazione definitiva. L'origine del genere Homo resta un mistero: si ritiene che gli australopitechi siano i nostri più diretti antenati. A loro volta australopitechi e scimpanzé derivano da un antenato comune, che si è scisso in due specie. L'uomo quindi non discende dalle scimmie come spesso erroneamente si afferma, ma da un ramo diverso di primati, caratterizzato dalla stazione eretta e da mani capaci di maneggiare gli utensili con precisione. Un tempo l'indiziato principale era Australopithecus afarensis (come la famosa Lucy), ma le scoperte avvenute nel corso degli ultimi decenni hanno messo in luce altri esemplari, considerati step ancora più prossimi alla nostra comparsa. Pare che un gene duplicato in modo imperfetto intorno a 2,5 milioni di anni fa sia responsabile di quel salto di qualità che ha consentito l'espansione del nostro cervello. Secondo Reich, la nostra antica linea evolutiva e quella degli scimpanzé - sebbene già differenziate - sono rimaste compagne di letto per almeno un milione di anni, continuando a procreare ibridi fino alla scissione definitiva. Prima di questo studio, la biforcazione tra le due specie veniva fatta risalire a 6,5-7,4 milioni di anni fa ed era basata sulla datazione di un fossile di ominide chiamato Toumai (Sahelanthropus tchadensis), scoperto nel 2001 nel deserto del Djurab nel Ciad e considerato il fossile più antico con caratteristiche simili a quelle del genere Homo (tralasciando ritrovamenti ancora più datati, ma tuttora discussi).

L'analisi del genoma umano e di quello degli scimpanzé ha fatto emergere che la divergenza dall'antenato comune è più recente, le stime genetiche indicano infatti 6,3-5,4 milioni di anni fa. Ciò implica (salvo ammettere una datazione errata del reperto) che la sua apparizione precede la separazione finale tra uomo e scimpanzé. In pratica, una testimonianza di episodi di ibridazione tra le due specie, che spiegherebbe anche perché le diverse parti del genoma umano non hanno tutte la stessa età (tra i cromosomi quello femminile X è il più giovane e risale a circa 1,2 milioni di anni dopo gli altri). Peraltro, dal 2010 abbiamo anche notizia di ibridazioni successive, avvenute sia tra uomini arcaici, che tra Sapiens e pre-Sapiens. L'evoluzione (selezione naturale, deriva genetica) differenzia le popolazioni di una stessa specie, alzando progressivamente barriere genetiche che a un certo punto impediscono la procreazione di ibridi. Solo allora si può dire che sono nate due specie distinte. Nelle prime fasi di questo processo gli individui delle due popolazioni possono ancora accoppiarsi e concepire, ma generalmente il fenomeno dura un tempo limitato, mentre nel caso degli antenati di uomini e scimpanzé, a causa della promiscuità delle loro relazioni amorose, si è protratto per oltre un milione di anni. Non c'è da stupirsi se a volte gli scimpanzé sembrano così tanto umani e gli uomini spesso si confondono con le scimmie.
Giorgio Giordano

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