La religione preistorica

26 marzo 2017
Un culto naturalistico, che colloca l'uomo in un grande "uovo cosmico" dove tutto si compenetra pervaso da un'unica energia. La dea madre e il serpente sono i simboli più antichi di una religione che connette le forze della Terra e il cielo stellato, ritenuto specchio del divino e manifesto dei cicli temporali
Riti sciamanici connessi alle forze della natura e agli astri
Riti sciamanici connessi alle forze della natura e agli astri

La prima religione del mondo è stata quella della dea madre. Questa forma di spiritualità è giunta sino all'epoca storica, lasciando eredità importanti a popoli che abbiamo potuto studiare e comprendere grazie a tradizioni tramandate oralmente e fonti scritte. Molto verosimilmente i contenuti e i riti connessi a questo culto non sono rimasti identici nel corso dei millenni, ma secondo gli esperti della materia si può individuare un filo rosso che connette le veneri paleolitiche con quelle del Neolitico e dell'evo Antico. Si tratta di un culto naturalistico e panteistico, che colloca l'uomo in un grande "uovo cosmico" dove tutto è connesso, pervaso da quell'unica energia che oggi la fisica quantistica prova a descrivere con la teoria delle "stringhe" e che da sempre è predicata dalle scuole esoteriche orientali come il Taoismo e dallo sciamanesimo. La dea madre, rappresentata visivamente come donna gravida dalle fattezze esageratamente formose, incarna la natura, i suoi cicli, la fecondità umana che garantisce la prosecuzione della specie e la fertilità dell'ambiente che consente il sostentamento e quindi la vita. Nel corso del Neolitico si assiste a una importante rivoluzione estetica, la dea non è più gravida, ma tiene un bambino in braccio. Un immagine che poi sarà anche quella di Iside nella cultura egizia e della stessa Madonna nel Cristianesimo.

La storia delle veneri nasce nella profonda preistoria: la venere di Tan-Tan, trovata in Marocco è datata 300-500 mila anni. Probabilmente rappresenta il primo simbolo religioso conosciuto. La venere di Berekhat Ram, ritrovata in Israele, ha circa 230 mila anni. Siamo in un epoca remota che precede l'esplosione religiosa del Paleolitico superiore. Ma del resto sappiamo che già i Neanderthal seppellivano i defunti, comportamento a tutti gli effetti indice di spiritualità. Il ritrovamento di un'architettura neanderthaliana, avvenuto nella grotta di Bruniquel in Francia, risalente a 176 mila anni fa e formato da circa 400 pezzi di stalagmiti disposti in formazioni circolari, fa pensare a un luogo adibito a riti e cerimonie e ricorda sorprendentemente i circoli di pietre diffusi nel Neolitico. Il serpente è il secondo simbolo sacro ad apparire dopo la dea madre, come prova il dio-pitone del Botswana, risalente a 70 mila anni fa, attorno al quale probabilmente venivano celebrati riti sciamanici. Questo rettile è connesso alla Luna, che compie un movimento sinusoidale paragonabile proprio a quello del serpente. La connessione tra i due simboli è ben testimoniata da una delle veneri trovate ai Balzi Rossi di Ventimiglia, risalente a circa 25 mila anni fa, che ha la testa e le gambe unite in una sorta di cerchio alla testa e alla coda di un serpente.

L'Eurasia cromagnoide è dominata dal culto delle veneri. Il collegamento con i cicli della natura e gli astri emerge a chiare lettere dalla venere francese di Laussel, risalente a circa 29 mila anni fa. La donna tiene nella mano destra un corno di bisonte che sembra una Luna crescente e con la mano sinistra indica il suo addome rigonfio. Sul corno ci sono tredici incisioni che vengono fatte corrispondere ai tredici mesi dell’anno lunare. La venere di Lespugue, scultura in avorio trovata nei Pirenei francesi e datata 27 mila anni fa, presenta dieci linee che partono dalle natiche e arrivano alla parte posteriore delle ginocchia, richiamando i dieci mesi lunari della gestazione. Secondo alcune interpretazioni la dea madre è un organismo complesso, che connette Sole, cielo stellato, sistema Terra-Luna, elementi primordiali (aria, acqua, terra, fuoco) tradotti nelle forze della natura, il regno minerale, vegetale, animale e appunto l'uomo. Le pitture rupestri mettono in luce una figura umana spesso fusa con l'elemento animale in osmosi continua. Le grotte di Lascaux in Dordogna, datate 15-20 mila anni fa, evidenziano cognizioni astronomiche con riferimenti alle costellazioni e al solstizio d'estate. Una religione, dunque, che mette in connessione le forze della Terra e il cielo stellato, ritenuto specchio del divino e manifesto dei cicli temporali nel suo roteare perenne intorno alla stella polare. Una connessione evidenziata senza possibili dubbi dall'epoca megalitica, come provano le tante pietre alzate allineate con il Sole, la Luna, le costellazioni e secondo molti studiosi alle energie sotterrane del pianeta.

Durante la protostoria la religiosità dell'uomo ha perso la sua componente terrena e naturalistica, sbilanciandosi verso il cielo. È possibile che a determinare questo squilibrio sia stata la scoperta dei pianeti. Queste presenze astrali, che non sono prigioniere nel disco rotante delle "stelle fisse", ma si muovono per conto loro sull'eclittica, sono state interpretate come espressione di volontà divine autonome. La constatazione della loro influenza sul destino dell'uomo ha dato origine a una concezione religiosa di tipo astrologico. Le nuove divinità planetarie capeggiate da Giove (il pianeta più grande e quindi il più influente da un punto di vista gravitazionale) hanno sopravanzato quelle primordiali. Le forze del mondo "inferiore", quelle della Terra, della Luna, della natura e dell'uomo (il sangue, l'eros, il sogno) sono state bollate come espressione di una para-religiosità distante dalla vera gloria del divino celeste. La mitologia antica evidenzia che alle costellazioni non è mai riservata maestà divina, ma quella di eroi, saggi e semidei. Solo i pianeti possono ambire al pieno status divino. Con il prevalere di Giove e della sua "corte", in diverse culture lo stesso Sole è stato “allontanato”, diventando solo un occhio veggente che sovrasta a distanza le beghe umane e divine. Tuttavia, presso alcune popolazioni, specie quelle indoeuropee stanziate nelle steppe centro-asiatiche, il culto del nostro astro è diventato prioritario. Gli adoratori del Sole hanno elaborato prima l'enoteismo solare, sfociato poi nel monoteismo solare e nella condanna delle altre divinità, indicate come demoniache. Da qui si arriverà poi al monoteismo di stampo abramitico. L'antica religione preistorica non ha potuto fare altro che nascondersi e diventare “sotterranea”, in altre parole esoterica.
Giorgio Giordano

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